Italica canotta
martedì, 27 marzo 2007

Su Sky ieri hanno dato un interessante documentario su Luciano Luberti...

Luciano Luberti, il boia di Albenga e l'assassinio di Carla Gruber

Agli agenti di polizia che quel 3 aprile 1970 entrano nell’appartamento di via Pallavicini 52, intestato a Luciano Luberti, già condannato a morte e poi amnistiato per una strage nazifascista avvenuta nel 1944, la scena che si presenta è agghiacciante: in un lezzo che toglie il respiro, steso su un letto, circondato da fiori marci e da bottigliette di lisoformio, c’è il cadavere di una donna.

Quel corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, giace in quella assurda e macabra messinscena da quasi tre mesi. Come le perizie appureranno, la donna, Carla Gruber, amante e convivente di Luberti, è infatti spirata con un colpo di pistola al polmone sinistro il 18 gennaio 1970. E lui, l’uomo marchiato da quel terribile soprannome, il “boia di Albenga”, due giorni dopo la morte della donna, ha chiuso l’appartamento e si è dileguato. Ma sarà sempre lui, con una lettera, a far ritrovare il corpo di Carla.

Comincia così una storia allucinante: una storia di amore e di morte in cui qualcuno volle anche intravedere una matrice politica che, però, non sarà mai processualmente dimostrata.

Una trama che si dipanerebbe attorno alla strage di piazza Fontana - di appena un mese precedente la morte della Gruber - ed in particolare sulla scomparsa, il 25 dicembre 1969, del cassiere del Fronte nazionale del principe nero Junio Valerio Borghese, (http://www.uonna.it/clzlr.htm), , trovato morto il 28 gennaio 1970, dieci giorni dopo la morte della donna di Luberti, anch’egli legato agli ambienti del Fronte.

Occorreranno due anni, prima che Luberti cada nelle mani della polizia. Lo scoveranno in un appartamento di Portici nel luglio del 1972 e per catturarlo occorrerà un lungo conflitto a fuoco.

La storia d’amore di Luciano e Carla è una storia ben strana: quando si incontrano, nel 1956, Lui ha 35 anni, lei 18. Lui è un dirigente della Publiaci, un’agenzia pubblicitaria cattolica, lei, profuga giuliana, la sua segretaria. Tre anni dopo Carla sposa un altro profugo giuliano e dal matrimonio nascono tre figli. Nel 1964 però Carla diventa l’amante di Luberti, anche lui sposato e con tre figli. E i due vanno a vivere assieme in un appartmento di Ostia. Lei è bella, sensuale, affascinante e non disdegna di tradirlo con altri uomini: comincia tra Luciano e Carla un periodo di grandi tensioni, di grandi passioni, di un amore malato, destinato, fatalmente, a sfociare nella morte.

Al processo Luberti negherà sempre di averla uccisa. “Carla si è suicidata”, ripeterà in modo ossessivo. In primo grado sarà condannato a 22 anni di reclusione. Le perizie psichiatriche firmate dal prof. Aldo Semerari - legato agli ambienti di destra, ma anche uomo dei servizi segreti, in combutta con la Camorra, trovato decapitato a Roma il 1 aprile 1982 - gli consentiranno l’assoluzione in Appello e poi in Cassazione: “incapace di intendere e di volere al momento del fatto”.

Luciano Luberti è morto il 12 dicembre (data siginificativa!) 2002.
Aveva 81 anni.

(da www.misteriditalia.it)

 

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categoria:politica, amore, vita
lunedì, 26 marzo 2007

AL-KUBAYSI: "L'IRAN COLLABORA CON GLI AMERICANI"

A breve uno stralcio dell'intervista ad Al-Kubaysi, uno dei leader della resistenza irachena. Dichiarazioni pesantissime contro Teheran, accusata di Conferenza di Chiancianoavere 25 mila agenti e 50 mila soldati sul territorio iracheno e di collaborare 'mano nella mano' con i soldati americani nel catturare e uccidere migliaia di iracheni.

La 'persianizzazione del territorio iracheno, le notizie sulle condizioni di Tarek Aziz (ma è ancora vivo?), gli strali contro il World Social Forum.

Lo scontro verbale tra libanesi e Iracheni, la posizione di Hamas.

 Le impressioni contrastanti di Lucio Manisco, convinto dell'attacco USA all'Iran entro breve tempo.

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martedì, 20 marzo 2007

Ieri ero al solito caffè. Verso le 23 una ragazza mi ha fermato e salutato. Un incontro casuale si è trasformato in una lunga apnea nei ricordi e in un'altrettanto lunga bevuta con birra doppio malto. Questa ragazza è stata una mia compagna di classe. A scuola era un’obesa ed anche un fottuto genio con un’ironia grossa quanto il suo culo inesploso. L’ultima volta che l’ho vista è stato nel 2002 al suo primo ed anche ultimo esame alla facoltà di biologia. Quel giorno io ero con lei nello studio della professoressa bionda tatuata Calvin Klein. Fu forse il peggior debutto universitario che io possa ricordare e immaginare. Ricordo frasi come : “Lei è un ignorante signorina! Un’inetta! A lei non avrebbero dovuto dare nemmeno la licenza media, ma com’è possibile che lei si sia diplomata con 100 al liceo? Non credo onestamente che lo studio universitario sia per lei...etc.etc...” Mentre questa prof proseguiva con le sue elucubrazioni mentali gravemente deviate ad alta voce, sembrava che il grasso della mia amica si stesse sciogliendo su quella sedia. Tremava, sudava e raccoglieva onestamente più del dovuto. Si alzò e non disse nulla. Da allora l’ho persa di vista. Ieri mi ha raccontato della sua vita. Il giorno dopo il suo primo esame ha deciso di  abbandonare l’università. Si è arruolata nell’esercito, è dimagrita almeno 50 kg. Mi ha raccontato delle sue missioni all’estero col contingente italiano e intanto beveva  ma non come si beve per chiacchierare e nemmeno per dimenticare, beveva da alcolizzata. I suoi pensieri così diversi da quelli dei tempi del liceo. Così diversi dai miei. Lei, che aveva fatto del suo humor e del suo cervello lo scudo del suo corpo. Lei, che per reazione alla signora Calvin Klein aveva preso una decisone più grossa del suo quintale e abbandonato il sogno di diventare una ricercatrice.

Ha 26 anni e ha già fatto tre missioni, beve fiumi di birra irlandese, e parla una lingua che non mi appartiene. Usa termini e frasi come: "Se la son cercata, tu non capisci...noi ci sacrifichiamo...ci dovrebbero ringraziare, bisogna liberale il mondo dal male...con le missioni mi faccio i soldi, ho fatto il mutuo per la casa, ho la macchina nuova e ventimila euro in banca".

Ladypazz

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categoria:vita
martedì, 20 marzo 2007
6 APRILE: DODICI ORE DI FUOCO CONTRO L’IRAN ?
http://www.altrenotizie.org
Lunedì, 19 Marzo 2007 - 00:15 -
di Carlo Benedetti

E’ guerra? La Russia lancia l’allarme: gli americani si preparano ad attaccare l’Iran alle 4 del mattino del 6 aprile. Bombarderanno per dodici ore, sino alle 16. L’operazione, in codice, si chiamerà “Bite”, che vuol dire “Morso”. E cioè un “mordi e fuggi” durante il quale la potenza bellica statunitense dovrebbe scaricare sull’Iran le sue bombe e i suoi missili colpendo 20 obiettivi e precisamente quei centri dove si trovano le attrezzature per l’arricchimento dell’uranio e gli istituti di ricerche scientifiche e militari. All’operazione prenderebbero parte squadriglie di B-52 di stanza nella base di Diego Garcia (44 chilometri quadrati, nell’atollo delle Chagos nell’Oceano indiano). A questi aerei – dotati di missili – sarebbe affidato il primo colpo. Seguirebbero poi altre ondate con aerei provenienti da altre basi americane presenti nell’area. In particolare – oltre a quelle del Golfo Persico – anche quelle dell’Afghanistan. Mobilitate, sin da queste ore, anche le navi americane e i sottomarini. E in stato d’allerta si troveranno le truppe statunitensi che in questo momento occupano l’Iraq. A cadere sotto i colpi degli Usa sarebbero quindi quelle strutture iraniane già note agli ispettori dell’Onu. Sarebbe risparmiata, per ovvii motivi di relazioni internazionali, la centrale di Buscher che l’Iran sta realizzando in collaborazione con la Russia.

Queste, in sintesi, le “notizie” che apprendiamo direttamente da Mosca e precisamente da una redazione solitamente bene informata, quella del settimanale Argumenti nedely (Argomenti della settimana). E’ appunto nella prima pagina di questo periodico che compare oggi il titolo drammatico relativo allo scenario che si annuncia: “L’Iran sarà “morso” alle 4 del 6 aprile”.
L’autore del servizio – Andrei Uglanov – mostra di possedere notizie di primissima mano. In pratica, direttamente dall’intelligence del Cremlino, dai servizi di sicurezza e dagli ambienti dello Stato maggiore della Russia. Uglanov rende anche noto che la dirigenza russa ha già provveduto ad informare Teheran sottolineando che Mosca non interverrà. “La Russia – nota il giornalista – ha già fatto presente più volte all’Iran di attenersi alle proposte della commissione internazionale sull’energia atomica; e se Teheran non vuole accettare trattative in merito il nostro Paese non può trovarsi coinvolto in un’avventura tragica. La Russia non può partecipare ai giochi antiamericani”.

Sempre secondo la fonte russa, in conseguenza dell’attacco statunitense il programma nucleare dell’Iran verrà non solo fermato, ma praticamente annullato. E se Teheran vorrà ricominciare dovrà impegnarsi per avere i primi risultati solo tra sette anni.
Mosca fa comunque presente che dinanzi all’attacco americano si avrà un’immediata risposta iraniana. L’aviazione di Teheran – nota il giornalista russo – ha in dotazione aerei di produzione sovietica che sono in grado di contrattaccare. Ma il paese non ha missili capaci di fermare le incursioni americane. Il pericolo è, quindi, quello di un conflitto lampo che causerà gravissime conseguenze per la popolazione e lascerà il paese piegato soprattutto per l’immediato futuro. I rischi sono tremendi. L’intera area già destabilizzata dalla guerra contro l’Iraq resterà segnata profondamente. Verrà sconvolto non solo l’assetto sociale interno, ma resterà colpito anche il settore energetico.

Intanto il presidente iraniano Ahmadinejad dichiara che il suo Paese non è intenzionato ad abbandonare le attività nucleari "sensibili". ''La nazione iraniana – dice nel corso di una manifestazione nella provincia di Yazd - controlla il ciclo della combustione nucleare e non tornerà indietro''. Ricorda poi che Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania si sono accordati su nuove sanzioni nei confronti della Repubblica islamica dell'Iran per il suo rifiuto di sospendere le attività legate all'arricchimento dell'uranio. Sanzioni che prevedono il blocco totale delle esportazioni di armi iraniane, l'ampliamento della lista delle personalità e delle organizzazioni i cui averi devono essere congelati visti i legami con le attività nucleari del paese, nonché il blocco dell'assistenza finanziaria nei confronti dell'Iran tranne che per ragioni umanitarie. Ahmadinejad, mette in guardia quindi le grandi potenze dall'approvare ulteriori sanzioni economiche contro Teheran per il suo programma nucleare, minacciando conseguenze non precisate. ''Avete già adottato sanzioni contro di noi e siamo diventati un Paese nucleare, ora provate ad approvare nuove sanzioni economiche, e vedrete quale sarà il prossimo passo''.

Intanto le potenze che conducono il confronto con la Repubblica islamica hanno già messo a punto le linee generali di una bozza di proposta per una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che preveda nuove sanzioni, dopo che Teheran ha respinto le due precedenti risoluzioni che invitavano a sospendere l'arricchimento dell'uranio. Ma Ahmadinejad ribadisce che l'Iran non intende fare marcia indietro e afferma che lo stesso Consiglio di Sicurezza ''non ha alcuna legittimità tra i popoli del mondo''. ''Volete fermarci dal fare cosa?'', chiede rivolgendosi alle grandi potenze. ''Oggi - aggiunge - la nostra nazione è in possesso del ciclo completo del combustibile nucleare (cioè l'arricchimento dell'uranio) e anche se vi mettete tutti insieme e richiamate dall'inferno i vostri antenati, non sarete in grado di fermarci''. ''Non isolatevi ancora di più - aggiunge Ahmadinejad - provate ad adottare un'altra delle vostre risoluzioni, e vi troverete in guai anche peggiori''. Il presidente iraniano infine lancia un nuovo avvertimento a quanti nel Paese chiedono una linea più prudente: ''Nessuno - dice - ha il diritto di retrocedere anche solo di un centimetro rispetto ai diritti del nostro popolo''. Intanto gli Usa scaldano i motori. E se l’allarme lanciato da Mosca ha una base di verità, vuol dire che si è già all’ora X.

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venerdì, 16 marzo 2007
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giovedì, 15 marzo 2007

Qualcosa è passato...

Nonostante la stampa nostrana 'embedded' non abbia riportato la notizia, o, al contrario, ne ha riportate altre pretestuosamente false, il 'muro di gomma' è stato bucato!

Domani su Left verrà riportato il 'caso Pena Esclusa'. Un box forse, niente di che, ma molto rispetto al totale silenzio nel quale versa la stampa italiana. Ripercorriamo gli eventi un passo alla volta:

Il Tempo intervista Alejandro Pena Esclusa con un titolo quanto mai catastrofico: 

"Democrazia a rischio in sudamerica":

http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1152325

A sua volta, il noto sionista-tennista-laziale (così si definisce sul sito dei radicali) Dimitri Buffa intervista il 'capo dell'opposizione moderata in venezuela': "Parla l'oppositore moderato di Chavez, Alejandro Pena Esclusa: "gli italiani verranno cacciati dal Venezuela" http://fainotizia.radioradicale.it/filtra/Chavez

Saltiamo a L'Opinione di Arturo Diaconale che titola: "Alejandro Pena Esclusa mette in guardia l’Italia dal fare affari con il caudillo di Caracas"
Esodo di italiani dal Venezuela”. Allarme dell’oppositore di Chavez

http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&id_art=1021&edi=58&dated=10-03-07&aa=2007

L'articolo di Carotenuto è stato messo in risalto sul sito dei giornalisti 'il barbiere della sera' http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=16737  in attesa di replica, forse di Forbice di Zapping...risponderà?

Del caso è stata informata anche l'ambasciata venezuelana.

E tutta l'altra stampa che ha fatto?

 

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giovedì, 15 marzo 2007
Alejandro Peña Esclusa, Lorenzo Cesa, il Cardinale Renato Martino, pedine dei neocons preparando il dopo Hugo Chávez
Chi c’è dietro Alejandro Peña Esclusa, il neofascista venezuelano in tournée da mesi tra Europa e America? In patria non rappresenta nessuno, è un antisemita e un golpista, ma a Roma lo ricevono il segretario dell’UDC, Lorenzo Cesa e il Cardinale Renato Martino. Seguiamo passo a passo, da Washington al Vaticano, passando per gli squadroni della morte salvadoregni e i milicos argentini, l’operazione (analoga a quella che portò il bancarottiere Ahmed Chalabi ad essere l’uomo della Casa Bianca per l’Iraq post-Saddam) per la soluzione autoritaria per il Venezuela bonificato da Chávez.

esclusivo per GennaroCarotenuto.it

Lorenzo Cesa, segretario politico dell'UDC: "non conoscevo il signor Peña Esclusa; nessuno mi aveva avvertito che fosse dichiaratamente antisemita e golpista e noi non appoggeremo un colpo di stato in Venezuela. Tuttavia ci è stato presentato da altissime personalità d'Oltretevere e pertanto non avevamo motivo di dubitare della sua credibilità". “Con Peña Esclusa -mi racconta Cesa in una cortese conversazione durante il secondo tempo di Napoli-Vicenza- ho fatto una semplice chiacchierata”. Dalla quale è scaturita però una dichiarazione congiunta tra il neofascista e il democristiano. E’ la stessa dichiarazione che nel sito di Fuerza Solidaria viene millantata addirittura come “la firma di un accordo di collaborazione” tra l’UDC e l’organizzazione neofascista nella quale “il parlamento italiano si è impegnato con Peña Esclusa per un’indagine sulle elezioni venezuelane”.

Fantasie, fanfaronate di un fascista in libera uscita, ma sono le stesse affermazioni false e tendenziose prese per buone da giornalisti come Aldo Forbice di Radio Rai, Gaetano Pedullà e Fabrizio dell’Orefice de Il Tempo, Dimitri Buffa di Radio Radicale. Un politico navigato come l'Onorevole Cesa ci confessa di non conoscere neanche il nome del suo referente naturale, ovvero il leader dell'opposizione moderata venezuelana, Manuel Rosales che, appena in dicembre, prese 4.3 milioni di voti e poi –colpa grave- ammise tranquillamente la sconfitta. Colpa gravissima, ma condivisa con l'Unione Europea e il Dipartimento di Stato del governo degli Stati Uniti, che riconobbero l'assoluta trasparenza delle elezioni venezuelane del 3 dicembre 2006. Certo, se altissime personalità d'Oltretevere...

Ricapitoliamo; Alejandro Peña Esclusa è un personaggio oscuro della destra neofascista latinoamericana. Così oscuro che quando si candidò alle elezioni prese 2.424 voti, lo 0,04%. E meno male, visto che è portavoce di un’organizzazione antisemita, e che fu legato allo storico leader del fascismo (ma atlantista) brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira, capo della setta “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, nume tutelare delle dittature latinoamericane degli anni ’70. Peña Esclusa, proprio a partire da quelle entrature, si legò ai servizi statunitensi e partecipò al colpo di stato contro Chávez dell’11 aprile 2002. Oggi è a capo di una minuscola organizzazione, “Fuerza Solidaria”, che punta dichiaratamente a nuove dittature militari in America latina: “non crediamo in soluzioni democratiche”. Anche se oggi punta più in alto, i suoi partner europei sono la Falange spagnola e Forza Nuova in Italia. Onorevole Cesa, cosa c’entra l’UDC con Forza Nuova? “Nulla” si affretta a smentire Cesa, e gli crediamo, ma certo, se altissime personalità d'Oltretevere...

Sarebbe il Cardinale Renato Martino l’altissima personalità vaticana che, lo dice Peña Esclusa, lo avrebbe ricevuto. Qui alcune cose non quadrano. Già nunzio presso l’ONU, dal 2002 presiede  “Iustitia et Pax” e con Ratzinger anche la pastorale dei migranti, Martino in Vaticano è molto potente e molto in ascesa. Ma è anche stato la più piccante lingua pacifista in Vaticano contro l’aggressione statunitense all’Iraq ed è noto per imprudenti dichiarazioni amichevoli verso Fidel Castro. Per queste ed altre questioni –come la proposta di introdurre l’ora di religione islamica nelle scuole- che provocò anatemi da parte degli atei devoti Ernesto Galli della Loggia e Marcello Pera, è stato perfino bollato come “Cardinale anti-Ratzinger”. A ben guardare anche Martino, che più prudententemente di Cesa non fa comunicati congiunti, è un testimonial semi-incosciente, prestatosi o indotto ad incontrare l’antisemita venezuelano.

Nel giorno nel quale il Vaticano scomunica di fatto il teologo della liberazione Jon Sobrino, rilanciando la caccia alle streghe contro la chiesa latinoamericana, spunta un altro nome, quello di un sacerdote venezuelano, Pedro Freites, che invece di essere “impegnato per i poveri” è “compromesso con i ricchi”. Alcune fonti ce lo descrivono come un millantatore (un altro!), che in Venezuela si presenta come Direttore Generale di Radio Vaticana e in Italia come delegato della Conferenza Episcopale Venezuelana. Quello che è senz’altro Freites è uomo del Cardinale venezuelano Castillo Lara, che appoggiò il colpo di stato del 2002, e non ha mai smesso di tramare contro il governo legittimo. Anche se l’anziano cardinale non si permette di farsi vedere in pubblico con un impresentabile come Peña Esclusa, i contatti tra loro sarebbero mantenuti da Pedro Paúl, ambasciatore a Roma prima di Chávez, che, ottimamente introdotto in Vaticano, accompagna Peña Esclusa.

Fin qui le “vacanze romane”. Ma Peña Esclusa è da mesi in giro per il mondo a promuovere la sua immagine. Anzi, si direbbe che ci sia una sceneggiatura scritta per trasformare questa Cenerentola del neofascismo latinoamericano in un “moderato” e un “democratico” e dargli un seguito che non ha. E’ difficile seguire i suoi spostamenti, ma non è difficile capire a spese e per conto di chi si muove. Il cuore del suo giro è a Washington, dove importanti neoconservatori considerano l’antisemita venezuelano come un utile idiota. Ma Peña Esclusa non parte da lì. Sulla strada di Washington –dev’essere una cosa sentimentale- il nostro eroe si ferma in Salvador dove strappa applausi dal partito Arena, quello degli squadroni della morte di Roberto D'Abuisson, che fece ammazzare sull’altare Monsignor Oscar Romero e aveva anche Jon Sobrino tra le vittime designate.  Tra Monsignor Romero ammazzato sull’altare e le altissime personalità d'Oltretevere continua a non correre buon sangue.

Dopo essersi accompagnato ai torturatori salvadoregni, Peña Esclusa sbarca nella buona società di Washington DC. Tiene conferenze in Università, concede interviste a tutti gli Aldo Forbice statunitensi, millanta, mente, si sbraccia; è lì per quello. L’ombrello più importante glielo fornisce la fondazione antiterrorista di George Shultz, “Committee on Present Danger”. George Shultz, per chi non lo ricordasse, fu ministro con Nixon e poi segretario di Stato di Ronald Reagan, uomo della Betchel, la multinazionale che faceva affari con Saddam Hussein fino a un minuto prima di bombardarlo. Sotto la sua responsabilità ricade la fase tardiva dell’appoggio alle dittature in America Latina e la guerra sporca contro il Nicaragua Sandinista.  “Committee on Present Danger” è un solvente think thank repubblicano nel quale ritroviamo alti papaveri neoconservatori statunitensi tra i quali l’ex-direttore della CIA James Woolsey. Oltre ad essere ospitato –e probabilmente passare alla cassa- da altre istituzioni che tra il 2002 e il 2004 appoggiarono il colpo di stato e il golpismo venezuelano, Peña Esclusa viene  intervistato dal Washington Times, da non confondersi con il Post. Il Washington Times è la Pravda del neoconservatorismo, quotidiano legato a filo doppio all’ex segretario di stato Donald Rumsfeld, ed è il quotidiano che per primo lanciò campagne di stampa individuando “l’ asse del male latinoamericano da colpire”. Peña Esclusa per loro è una pedina preziosa, ed è facile trovare giornalisti come Fabrizio dell’Orefice del Tempo disposti a dargli credibilità e spazio anche se millanta che una fabbrica di biciclette celi un traffico di uranio da Caracas a Teheran.

Dopo Washington, siamo già all’inizio di marzo, il nostro uomo si reca in Argentina. Parla presso l’Aunar, un’associazione di ex-militari reduci degli anni ’70, dove arrivano per ascoltarlo anche dal Cile, dall’Uruguay e dalla Colombia. Quasi una rimpatriata del Plan Condor, il piano di sterminio orchestrato da Washington che causò fino a mezzo milione di desaparecidos. Per Peña Esclusa è l’occasione per attaccare il presidente Nestor Kirchner per i suoi buoni rapporti con Hugo Chávez. Siamo alla vigilia del viaggio di Roma, ma Peña Esclusa trova il tempo per fare un salto in Messico. Lì inaugura la sezione messicana di Fuerza Solidaria. Si dirige a venezuelani residenti in Messico che chiama -per la delizia degli Aldo Forbice messicani- “esiliati”. Quello messicano è un soggiorno più importante di quanto si voglia far credere. Sarebbe finalizzato alla creazione di un embrione paramilitare sul modello dell’UCK albanese, creato e addestrato negli Stati Uniti per fare da casus belli contro la Yugoslavia o, per rifarsi a modelli creoli, per ripetere la Baia dei Porci.

E’ in crescita Peña Esclusa. Troppi personaggi chiave si espongono per lui, nonostante il suo curriculum. Gente come Lorenzo Cesa è disposto a farci una figuraccia macroscopica. Il Cardinal Martino, amico dell’Islam, non esce bene dal ricevere un antisemita dichiarato. Chi, soprattutto a Washington, sta giocando fiche su di lui, sta ripetendo in Venezuela l’operazione di Ahmed Chalabi. Il Pentagono, i neoconservatori, con alla testa Paul Wolfowitz e Richard Perle, lo presentavano –nonostante fosse un volgare truffatore condannato a 20 anni per corruzione in Giordania e senza alcun appoggio nel paese- come la grande speranza per la democrazia in Iraq. Eppure proprio quelle debolezze lo resero utile per essere il primo ministro del petrolio post-Saddam, prima di liquidarlo.

L’Iraqi National Congress, l’organizzazione creata da Chalabi in intelligenza con i servizi statunitensi, preparò per la CIA stessa molte delle false prove per giustificare il rovesciamento di Saddam Hussein, incluse le armi di distruzione di massa e le relazioni con Al Qaeda. E guarda caso Peña Esclusa, a migliaia di chilometri di distanza, racconta di nuovo quello che la CIA –o l’Aldo Forbice di turno- vuole sentire: che fabbriche di biciclette trafficano uranio verso l’Iran, che Caracas è piena di terroristi islamici e che per loro c’è perfino un volo diretto da Maiquetía a Teheran. Chalabi era un signor nessuno, pompato amici potenti, che gli Stati Uniti scelsero come Quisling per l’Iraq. Peña Esclusa è al centro di un’operazione identica dei neocons per diventare il Quisling del nuovo Venezuela. Ma queste operazioni, si sa, non sempre riescono.

Per riprodurre l'articolo è strettamente necessario pubblicare in testa il nome dell'autore e in coda un link cliccabile a http://www.gennarocarotenuto.it
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martedì, 13 marzo 2007

Foro di dialogo Italo Russo

13 marzo 2007 - Roma, Palazzo Madama

scarica il programma

http://www.ispionline.it/it/documents/Foro.italorusso_13.3.07.pdf

I colleghi giornalisti sono invitati a presentarsi con giubbotti antiproiettile, vista la moda putiniana di eliminarli...L'ultimo morto in circostanze ancora da chiarire è Ivan Safranov, un ex colonnello delle truppe missilistiche, collaborava da oltre dieci anni con il Kommersant, seguendo il settore spaziale e militare. Era appena tornato da una fiera internazionale di armi ad Abu Dhabi e il giorno prima di morire aveva confidato ad un suo collega del Moskovski Komsomolets, che gli aveva chiesto se aveva intenzione di scrivere di qualche scandalo spaziale, di doversi occupare «di cose più importanti». Un paio di volte, come riporta il Moscow Times, era stato anche interrogato dai servizi segreti (Fsb) sulle fonti di presunti dati sensibili, ma in entrambi i casi aveva dimostrato che si trattava di informazioni di dominio pubblico, accessibili tramite internet. L'ultima volta riguardava una vicenda sulla TsSKB-Progress, la società con base a Samara che produce il razzo vettore Soyuz-st.

 

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domenica, 11 marzo 2007
I media italiani usano anche i nazisti per disinformarci

Come mai il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa riceve il capo di un gruppuscolo fascista e antisemita venezuelano, coinvolto in passato perfino in un attentato contro papa Wojtyla? Ha lo 0,04% ma siccome è in Italia per parlar male di Hugo Chávez, viene portato in trionfo dai media che lo promuovono addirittura “capo dell’opposizione moderata”. Ecco una storia che meriterebbe almeno un'interrogazione parlamentare o un'indagine dell'Ordine dei Giornalisti.
di Gennaro Carotenuto

La trasmissione di Radio1 Rai, Zapping, condotta da Aldo Forbice, il direttore del quotidiano il Tempo, Gaetano Pedullà e il suo redattore, Fabrizio dell'Orefice, Radio Radicale con la firma Dimitri Buffa, hanno dato un enorme spazio al signor Alejandro Peña Esclusa. Lo hanno presentato come il “capo dell’opposizione democratica”, oppure come il “capo dell’opposizione moderata venezuelana”, e quello che afferma è stato pubblicato come oro colato senza alcuna verifica. Lo hanno presentato come il Mahatma Gandhi venezuelano e Il Tempo di Roma lo ha messo addirittura in Prima pagina. Ma Alejandro Peña Esclusa non è né il capo dell’opposizione venezuelana, né tanto meno un moderato.

Anche se dell’Orefice sul Tempo lo chiama ossequiosamente “presidente”, Peña Esclusa non è capo di alcunché perché non rappresenta –per fortuna, converrete a breve- proprio nessuno. Quando si presentò alle elezioni presidenziali del 1998, Peña Esclusa prese in tutto il Venezuela appena 2.424 voti, pari allo 0,04%. Basta lo 0,04% per essere il CAPO dell’opposizione venezuelana? Per prestigiosi giornalisti come Forbice o Pedullà, il nostro servizio pubblico o Radio Radicale, che non si sono preoccupati di verificare chi fosse, mancando ad un loro preciso dovere deontologico, evidentemente basta. Peña Esclusa è in questi giorni in Italia con un’agenda di mediocre livello. Tra i politici italiani è pubblico solo l’incontro con il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa. Ma con certa stampa invece ha fatto furore.

Chi è e cosa pensa il Mahatma Gandhi venezuelano di Pedullà e Forbice.

Dagli anni ’80, Alejandro Peña Esclusa è membro della setta “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, a metà tra il tradizionalismo lefebvriano e l’ultradestra antisemita, fondata dal leader storico del fascismo brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira. Per esserne membri è strettamente necessario essere di razza ariana. Membri di “Tradizione, Famiglia e Proprietà” sono in quegli anni coinvolti in due oscuri complotti per assassinare nientemeno che Papa Giovanni Paolo II (a Caracas il 13 novembre 1984) e Ronald Reagan, considerati troppo morbidi con il comunismo. In particolare Lyndon LaRouche, membro della staff di Ronald Reagan e intimo di Peña Esclusa, resterà in carcere fino al 1994 per l’attentato contro il presidente degli Stati Uniti. Dopo il fallito attentato al Papa, la setta fu proibita in Venezuela ed oggi è fuori legge anche in Francia, Spagna ed Argentina.

Dal 1984 in avanti Peña Esclusa passa per tutte le trame nere possibili e l’11 aprile 2002 è tra i partecipanti al colpo di stato contro il governo di Hugo Chávez. Fallito anche quello, agisce attraverso una serie di sigle delle quali il gruppuscolo fascista “Fuerza Solidaria”, definito in diretta Rai da Gaetano Pedullà come “la principale forza dell’opposizione democratica venezuelana” e da Radio Radicale addirittura come “una ONG in difesa dei diritti umani” è solo l’ultima sigla. Prima c’era "Desobediencia Civil" e poi “Bloque democrático”, tutte scatole cinesi quanto vuote con le quali ottenere “solidarietà” in giro per il mondo. Inoltre il nostro è portavoce dell’organizzazione antisemita "Solidaridad Iberoamericana". Forse Cesa dovrebbe qualche spiegazione. Forse se non fossimo in tempi di solidarietà nazionale ci vorrebbe perfino un’interrogazione parlamentare per sapere con chi si accompagna un leader centrista italiano.

Lo scorso 3 dicembre 2006, il giorno delle ultime presidenziali, Peña Esclusa si distinse per attaccare frontalmente il candidato e capo dell’opposizione, Manuel Rosales. Questo riconobbe sia la sconfitta sia la trasparenza delle elezioni, peraltro garantita da molteplici organizzazioni internazionali a partire dall’Unione Europea. Ma per Peña Esclusa, Manuel Rosales è solo “un vigliacco e un traditore”. E ad Aldo Forbice un capo dell’opposizione che prende 4.3 milioni di voti, ma riconosce che Hugo Chávez ha vinto onestamente, evidentemente non fa gioco e quindi va inventato, in esclusiva per l’Italia, un altro capo dell’opposizione. Ed anche se ha lo 0,04% dei voti ed è nazista, purché parli male di Chávez, a Forbice va benissimo.

Definire l’ideologia dell’uomo che per Radio Radicale è “una promettente figura di politico latinoamericano che unisce l’esperienza politica alla solidità morale” è semplice, visto che è lui stesso a dichiararla. Peña Esclusa sostiene che “i colpi di stato militari sono soluzioni legittime e auspicabili” e da 30 anni lavora in questo senso. Sarebbe stato facile verificare con chi si aveva a che fare, a meno di non essere totalmente infoiati dalle virulente dichiarazioni antichaviste del nostro. Per Alejandro Peña Esclusa, basta consultare il suo sito Internet, TUTTI i partiti politici latinoamericani, anche quelli di destra, sono marxisti, e pertanto accecati dall'odio verso i militari che invece sono l’unica speranza del continente.

Per il "moderato" Alejandro Peña Esclusa, "solo i militari sono capaci di garantire la democrazia" e tutte le opposizioni ai governi di sinistra latinoamericani tradiscono il loro elettorato impedendo ai militari di riprendere il controllo del continente. Lo fanno perché “infiltrate dai marxisti”, e uno dei massimi artefici di questo complotto continentale sarebbe nientemeno che Gerardo Alckmin, il candidato delle destre sconfitto da Lula nelle ultime elezioni brasiliane. Alckmin -come Rosales- pur sapendo di avere vinto largamente le elezioni, avrebbe accettato la sconfitta perché complice del complotto del PT, il partito di Lula, nell'industria del narcotraffico e dei sequestri di persona. Siamo al delirio, è evidente, ma né Radio Rai, né Radio Radicale hanno verificato.

Tutto ciò è pubblico e riscontrabile, eppure un Alejandro Peña Esclusa arriva in Italia e trova credito, nonostante affermi, senza il minimo riscontro, cose risibili come che nel Venezuela del novello Hitler Chávez, sarebbe imminente l’espulsione di due milioni di italiani. Se si dà spazio perfino a questo Stefano delle Chiaie venezuelano allora la situazione dell’informazione in Italia è davvero grave. Sicuramente più grave di quella venezuelana, dove nell’ultima campagna elettorale l’opposizione ha avuto l’82% dello spazio sui media, con buona pace di Aldo Forbice.

Davvero basta dichiararsi antichavisti per trovarsi tutte le porte aperte e non importa se si è stati perfino coinvolti in attentati al papa e si è dichiaratamente fascisti, antisemiti e golpisti? Ma lo sa un estremista come Peña Esclusa che per rendere passabili le balle che racconta, sono stati costretti a presentarlo come “moderato” anche se le sue balle non sono per niente moderate?

Ma la domanda più inquietante riguarda la nostra informazione. I nostri giornalisti (e Lorenzo Cesa) sono stati ingannati da Peña Esclusa, e di conseguenza sono colpevoli di non avere verificato, oppure è questa la democrazia che Aldo Forbice e compagni hanno in mente per il Venezuela?

Il fatto è che il nazista Peña Esclusa è andato a colpo sicuro a dire quello che Forbice, Pedullà, Buffa, dell'Orefice volevano sentirsi dire. Anzi. "Poi non dite che lui, Alejandro Pena Esclusa, il principale oppositore di Hugo Chavez in Venezuela e fuori, non ci aveva avvertito" è il folkloristico incipit del pezzo su Radio Radicale, emittente per la quale è evidente che è "meglio nazisti che bolivariani".

E allora qui, ad essere in ballo, non è l'immagine di Hugo Chávez, diffamato nell'occasione da tutti gli organi di stampa citati, utilizzando un personaggio sinistro al quale nessun democratico stringerebbe la mano. Ad essere in ballo, e il caso esposto -anche se non ne parlerà nessuno- ne è una lampante conferma, è il nostro diritto costituzionale ad essere informati, non disinformati.

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venerdì, 09 marzo 2007
il 14 marzo prossimo, alle ore 18.00, nell'ambito dei Seminari del Master in International Cooperation dell'ISPI, si terrà la presentazione del rapporto del Wuppertal Institut su:

"Conflitti per le risorse e giustizia globale"

Il Seminario, eccezionalmente aperto al pubblico con posti limitati, analizzerà il rapporto tra la competizione per la scarsità dei beni naturali e la possibilità di una politica ambientale ed economica volta a favorire uno sviluppo sostenibile.

Interverranno Wolfgang Sachs, curatore del rapporto (edito da Feltrinelli), e Mario Agostinelli, ENEA.

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