Italica canotta
venerdì, 26 giugno 2009

Incontro nel deserto

Spirito indipendente e avventuroso, Knud Holmboe giunse per la prima volta in Nord Africa nel 1924, e vi tornò a più riprese. Incontro nel deserto racconta il viaggio – che nelle intenzioni avrebbe dovuto raggiungere La Mecca – compiuto in macchina nel 1930 dal Marocco al confine tra Libia ed Egitto attraverso il Sahara. Nessun europeo aveva mai compiuto una simile traversata, e la situazione politica di quei territori (alcuni sotto il dominio francese, altri occupati dagli italiani) rendeva qualsiasi straniero sospetto agli occhi delle tribù indigene e dei governi coloniali. Holmboe poté muoversi in quelle zone in quanto parlava l’arabo, si era convertito all’Islam e aveva fatto propri i costumi e il modo di sentire di quelle genti.
In queste pagine, che ritraggono in modo unico la mentalità e le tradizioni musulmane, non c’è alcuna idealizzazione di quel mondo, ma piuttosto un grido d’accusa contro le sofferenze imposte a quelle popolazioni dalle «civilizzate» nazioni europee: in particolare, sono descritte in modo vivido e straziante le atrocità perpetrate dal colonialismo italiano in Libia. Amante del rischio, animato da un forte senso di giustizia e curioso della vita e del mondo, Holmboe andò incontro con serena consapevolezza al collezione proprio destino. Ed è curioso pensare come la morte lo abbia colto non lontano da Aqaba, la città che durante il primo conflitto mondiale vide una delle più grandi imprese di Lawrence d’Arabia, cui per certi versi la sua figura si avvicina.

Un brano

"L’Europa è poco informata su ciò che succede nel Nord Africa, soprattutto nella colonia italiana della Cirenaica, dove per il diciannovesimo anno consecutivo una nazione si difende contro una forza superiore schiacciante. E come potrebbe essere informata, l’Europa? Pochissimi europei che visitino l’Oriente parlano la lingua del popolo; e i telegrammi che arrivano da Bengasi o da Derna provengono tutti da fonti italiane e riferiscono soltanto di casi in cui un europeo è stato assalito dai 'ribelli' nell’interno. Ma perché avvengono questi assalti? Perché la placida popolazione araba, la cui religione predica la morigeratezza e la tolleranza, è diventata 'ribelle'? Il presente libro intende occuparsi proprio di questo."

Dedicato a chi ancora pensa che gli italiani siano 'brava gente'

 

postato da: vongola alle ore 15:19 | Permalink | commenti
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venerdì, 26 giugno 2009

Incontro nel Deserto

Spirito indipendente e avventuroso, Knud Holmboe giunse per la prima volta in Nord Africa nel 1924, e vi tornò a più riprese. Incontro nel deserto racconta il viaggio – che nelle intenzioni avrebbe dovuto raggiungere La Mecca – compiuto in macchina nel 1930 dal Marocco al confine tra Libia ed Egitto attraverso il Sahara. Nessun europeo aveva mai compiuto una simile traversata, e la situazione politica di quei territori (alcuni sotto il dominio francese, altri occupati dagli italiani) rendeva qualsiasi straniero sospetto agli occhi delle tribù indigene e dei governi coloniali. Holmboe poté muoversi in quelle zone in quanto parlava l’arabo, si era convertito all’Islam e aveva fatto propri i costumi e il modo di sentire di quelle genti.
In queste pagine, che ritraggono in modo unico la mentalità e le tradizioni musulmane, non c’è alcuna idealizzazione di quel mondo, ma piuttosto un grido d’accusa contro le sofferenze imposte a quelle popolazioni dalle «civilizzate» nazioni europee: in particolare, sono descritte in modo vivido e straziante le atrocità perpetrate dal colonialismo italiano in Libia. Amante del rischio, animato da un forte senso di giustizia e curioso della vita e del mondo, Holmboe andò incontro con serena consapevolezza al collezione proprio destino. Ed è curioso pensare come la morte lo abbia colto non lontano da Aqaba, la città che durante il primo conflitto mondiale vide una delle più grandi imprese di Lawrence d’Arabia, cui per certi versi la sua figura si avvicina.

Dedicato a chi va ancora dicendo in giro che abbiamo portato la 'civiltà' in Libia. Gli italiani erano crudeli, arroganti e sanguinari. In una parola: colonialisti.

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