Russia: proibito parlare
Gli ultimi articoli di Anna Politkovskaja, giornalista russa inflessibile, critica del Cremlino. Stava per pubblicare un'inchiesta sulle torture perpetrate dai russi in Cecenia. Un lavoro prezioso e pericoloso interrotto la sera del 7 ottobre 2006, quando un killer l'ha assassinata davanti alla sua abitazione a Mosca. Un omicidio con i connotati del delitto su commissione.
"Alcune anziane donne se ne stanno sedute in fila lungo la parete di un edificio statale...Abiti gia' usati e scartati da qualcun altro. Sui loro volti e' impressa l'immagine del vicolo cieco in cui si trovano. C'e un'atmosfera disperata, da reparto suicidi. Siamo a una riunione di Casa nostra, un'associazione di 53 famiglie a cui un giorno si sono uniti alcuni profughi "di fede e lingua russa" provenienti dalla Cecenia.... Taisija Iosifinova Tolstova ha 81 anni. Ci sente, ci vede, cammina. Ed e' molto attiva. Ha una ferita riportata nella Grande guerra patriottica contro l'invasione nazista e vanta 58 anni di anzianita' lavorativa, di cui trenta in Siberia...".
Alla riunione Vanda Petrovna e' rimasta seduta per alcune ore senza muoversi. Tutti parlavano, lei restava in silenzio. Ha un portamento altero, begli occhi e uno sguardo duro. Un tipo intransigente. Ma poco a poco si e' innervosita, poi demoralizzata. "Sono senza casa. Una emarginata, una mendicante. Per me non ci sono ne' sogni ne' vita. Neppure un po' di riposo". Dice con grande sforzo. Ha la pressione alta...Prima avevo tutto...Quando la situazione a Grozny si e' fatta troppo difficile, i miei vicini mi hanno caricata su un treno e mi hanno spedito da mia figlia...
Vanda Petrovna dorme in un piccolo divano con il nipote di dodici anni. Sul divano accanto dorme il nipote piu' piccolo. In quella minuscola stanzetta c'e' posto solo per dormire. Non ci si puo' sedere da nessuna parte. Per una persona anziana e malata come lei tutto questo e' insopportabile. Cosi', ormai allo stremo delle forze, Vanda Petrovna e' convinta di essere solo un peso per la figlia e la sua famiglia.
" Sono molto malata, di sicuro presto saro' paralizzata. Finche' mi reggevo sulle mie gambe, per non essere di peso a nessuno raccoglievo bottiglie. Ma avevo comunque bisogno delle medicine. Perche' lo stato ci ha scaricati sulle spalle dei nostri figli? Non riesco a capirlo...Perche' non posso avere un buco dove stare? Non mica stata io a distruggere tutto quello che avevo a Grozny".
Valentina Petrovna Kuznecova e' gracile e bella. Non si toglie il fazzoletto dalla testa, non si sfila l'impermeabile, tiene sempre le mani giunte, le labbra serrate, come sotto chiave. Si trattiene per non scoppiare in lacrime. Un rossore le infiamma le guance. Ha i brividi e stringe le braccia al petto per tutto il tempo, anche se gli altri sudano per il caldo. La malnutrizione cronica e' la sua compagna di strada...
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....Di solito gli oligarchi non fanno lo sciopero della fame: lo fanno solo le persone comuni. Eppure in Russia, negli ultimi sei mesi, lo sciopero della fame e' diventato l'unico mezzo con cui difendere la liberta' di espressione nel rispetto della legalita' costituzionale...
Cosi' in Russia, nel 2005, lo sciopero della fame e' diventato un buon metodo per dire ad alta voce cosa si pensa o perche' si protesta. E' un metodo universale e molto comodo: non serve autorizzazione da parte delle autorita', visto che la legge sulle manifestazioni non lo richiede. Lo sciopero della fame e' la cosa piu' giusta da fare anche per un altro motivo: in quest'epoca di esibizionismo generalizzato tutti si sospettano l'un l'altro. Invece in uno sciopero della fame non c'e' esibizionismo...
...I prigionieri della colonia penale di Lgov hanno intrapreso uno sciopero della fame perche' li torturavano. Le ripercussioni che hanno dovuto subire sono state pesanti, ma almeno le torture sono diminuite...
Gli abitanti della cittadina di Rasskaz hanno indetto uno sciopero della fame dopo essere stati picchiati dalle forze dell'ordine. Alla polizia hanno dichiarato: "Non tollereremo piu' le offese e le violenze"....
Il 25 agosto Platon Lebedov uscira' dalla cella di rigore...io ne comincero' uno mio personale. In segno di solidarieta' verso di loro. E non c'e' bisogno che mi crediate. Non mi mettero' di certo a divorare del formaggio di nascosto in bagno. Il mio sciopero della fame e' un impegno con il mio "io"...Mi auguro che, prima o poi, anche voi sentiate lo stesso bisogno".
Anna Politkovskaja, Novaja Gazeta

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